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Che show la Isinbayeva la zarina vince e saluta

Yelena Isimbayeva (foto Colombo/FIDAL)

ATLETICA (Mosca). Il finale perfetto, un balzo sul tetto del  mondo e poi un grande “arrivederci e grazie a tutti”. A tutti quelli che l’hanno osannata e a tutti quelli che l’anno fatta diventare una delle atlete più pagate della storia (a partire dallo sponsor Li Ning). Yelena Isinbayeva si e’ confermata signora assoluta del salto, trionfando stasera davanti al suo pubblico ai mondiali di atletica leggera e ha vinto il suo ultimo titolo prima del ritiro che la porterà all’altare per sposarsi con un fidanzato di cui ancora non si conosce il nome e di diventare mamma. L’acuto decisivo è arrivato con l’asticella a 4,89 metri, ma non è stato poi suggellato con il 5,07 che avrebbe rappresentato il suo 29esimo record mondiale. La sua vittoria è arrivata al culmine di una giornata superlativa per la Russia che, con una messe di medaglie, si è portata alle spalle degli Usa primi in classifica nel medagliere. La Isinbayeva, bronzo lo scorso anno ai Giochi Olimpici, ha scalzato dal gradino più alto della gara l’americana Suhr, fermatasi a 4,82 metri e ha ridotto al ruolo di comprimaria la cubana Yarisley Silva, argento nel 2012 (stessa misura ma al terzo tentativo). Notizia delle notizie, la zarina Yelena è riuscita anche a riempire come un uovo lo stadio moscovita che a più riprese (e noi di Olympialab non abbiamo mancato di mostrarvelo) parso semivuoto. Un vero show, quello di Yelena: riscaldamento gambe all’aria senza guardare le avversarie, un 4,65 steccato e ripreso con un 4,82 agevole, poi il volo della brava e bella astista ai 4,89 che ha fatto esplodere il  Luzhniki.  Anche lei è impazzita, correndo a perdifiato verso la curva dove stava il suo tecnico. Alla fine ha tentato invano il record del mondo, poi si è dedicata ad altri festeggiamenti. Va detto, Yelena mancherà: non c’è che dire.

Francesco Facchini

Di professione #sharindaddy, racconto storie da 30 anni. Ho un futuro dietro le spalle fatto di un Mondiale e due Olimpiadi, ma anche di esperienze giornalistiche in ogni tipo di medium (oh, è latino, mi raccomando). Amo il calcio, quello vero, ma da quando ho visto la fiamma olimpica non mi sono più riavuto.

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