Novak Djokovic risponde alle domande sul comunicato PTPA e ammette: “Ci sono aspetti con cui non concordo”. Le sue parole
Novak Djokovic, attualmente impegnato a Miami per il torneo ATP 1000, si trova al centro di una controversia importante riguardante la Professional Tennis Players Association (PTPA), il sindacato che ha co-fondato nel 2021 con il tennista Vasek Pospisil. L’azione legale del sindacato dei tennisti, infatti, ha suscitato un notevole interesse non solo per le sue implicazioni nel tennis professionistico, ma anche per il coinvolgimento di altri atleti, tra cui il giovane talento italiano Jannik Sinner, citato in termini poco favorevoli.
La PTPA ha avviato una causa contro le principali istituzioni del tennis mondiale, tra cui ATP, WTA, ITF e l’International Tennis Integrity Agency (ITIA). I rappresentanti della PTPA hanno definito il sistema attuale come un “cartello” corrotto e abusivo, sostenendo che la distribuzione delle risorse finanziarie tra i giocatori è profondamente iniqua. Djokovic ha espresso sorpresa per la durezza delle affermazioni contenute nella denuncia, ammettendo di non essere stato a conoscenza di alcuni dettagli prima della pubblicazione della documentazione legale. Ha dichiarato: “Ho scoperto che alcuni termini erano piuttosto forti e ci sono cose con cui non sono d’accordo“.
La causa ha sollevato scalpore non solo per le accuse rivolte alle istituzioni, ma anche per il modo in cui è stata trattata la figura di Jannik Sinner. Il giovane tennista è stato citato come esempio negativo nel contesto delle procedure antidoping. La PTPA ha insinuato che Sinner abbia ricevuto un trattamento di favore, accusandolo di beneficiare di una gestione “con i guanti bianchi” rispetto ad altri atleti che hanno affrontato situazioni simili.
Nel documento legale, si sostiene che Sinner non avrebbe subito una sospensione, permettendogli di partecipare e vincere tornei prestigiosi, come il Grande Slam. Inoltre, si afferma che non ci sarebbe stata alcuna indagine ufficiale sul suo caso, un’accusa che ha sollevato controversie e che è stata definita “falsa” da diversi osservatori. Queste affermazioni mettono in discussione l’integrità del sistema antidoping e pongono Sinner sotto una luce negativa in un momento cruciale della sua carriera.
Djokovic, pur essendo uno dei leader della PTPA, ha voluto chiarire la sua posizione rispetto a queste affermazioni. Ha sottolineato che, sebbene il sindacato rappresenti gli interessi dei tennisti, non sempre rispecchia le sue opinioni personali. Ha affermato: “Ci sono cose con cui sono d’accordo e altre con cui non lo sono”, suggerendo una certa distanza tra lui e le azioni legali intraprese dalla PTPA. Questo ha sollevato interrogativi sul potere reale di Djokovic all’interno dell’organizzazione e se le sue idee siano sempre in linea con quelle degli altri membri.
Djokovic, inoltre, ha chiarito di non avere un potere decisionale assoluto, spiegando che il suo ruolo è principalmente consultivo e che non ha il potere di veto sulle decisioni del sindacato.
In merito alla sua assenza tra i firmatari dell’azione legale, Djokovic ha affermato: “Ho pensato di non dover firmare la lettera perché voglio che altri giocatori si facciano avanti”. Questa strategia rivela il suo desiderio di dare spazio ad altri atleti nella battaglia per i diritti dei giocatori.
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