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L’NBA scopre l’età dell’oro, ma non è tutto come sembra…

La rivoluzione dell’età dell’oro del basket americano è già realtà. Il nuovo contratto televisivo, che entrerà in vigore dal 2025, potrebbe trasformare l’NBA. Ci saranno stipendi da oltre 300 milioni di dollari.

Il nuovo contratto da 24000 milioni di dollari

L’età dell’oro che l’NBA ha vissuto negli ultimi anni è stata stabilita nel nuovo contratto televisivo negoziato nel 2014, firmato nel 2015 ed entrato in vigore nel 2016: 24.000 milioni di dollari per i diritti della competizione per nove stagioni (2016-25). Un rialzo storico che ha fatto schizzare vesto l’altro i contratti dei cestisti e così brusco da generare distorsioni di mercato finite per essere percepite in senso negativo. Il nuovo contratto collettivo ha apportato modifiche già ampiamente ipotizzate. Cambieranno, o almeno così sembra, il modo in cui le franchigie costruiranno le squadre, fra stipendi, trasferimenti e movimenti. In NBA esiste il cosiddetto “soft limits”, una tassa sul lusso che consente ai franchising di andare oltre il limite salariale a patto che paghino una multa proporzionale ai milioni in eccesso rispetto al tetto. Tuttavia, la pioggia di denaro renderà questa punizione, già ampiamente sopportabile, poco più che risibile.

Come cambieranno le cose

In questa stagione appena conclusa con il trionfo dei Denver Nuggets, il salary cap (il denaro che ogni franchigia può investire per costruire la propria rosa) è stato fissato a 123,6 milioni di dollari con il plafond che innesca la luxury tax a 150,2: si paga da 1,50 e 4,75 dollari per ogni dollaro in più. C’è anche un limite di spesa negli stipendi stagionali, fissato al 90% del cap totale. I Warriors, campioni nella stagione 2021-22, ad esempio, hanno speso oltre 360 milioni: 178 in stipendi e quasi 185 di tasse. Con il nuovo corso, cambieranno fondamentalmente la forma dei contratti e delle cessioni in un contesto che è considerato alla stregua di un siluro nella filosofia dei Warriors e dei Clippers, ma anche dei Lakers e dei Nets.

Forse il sindacato ha commesso un errore

Immagine | Epa

Con un tale livello di restrizione per le franchigie, molti si chiedono se il sindacato dei giocatori non abbia sbagliato ad accettare queste nuove condizioni. Sicuramente avranno più soldi in tasca grazie agli aggiustamenti a livello di contratti e cessioni che aumentano gli importi e migliorano le condizioni, ma resta da capire se tutto questo non sarà una questione di poco conto rispetto all’effetto che questo nuovo stile di vita che i franchise stanno per adottare potrebbe avere nel medio a lungo termine. Le prime risposte arriveranno in questa estate di mercato….

Luigi Pellicone

43 anni, laureato in Lettere Moderne giornalista dal 2007. Da quando la serie A ha deciso di fare a meno del mio talento, ho riversato i miei lampi di classe nella scrittura. Seguo sport e politica sul campo senza soluzione di continuità. Circondato da sole donne in famiglia, mi preparo per le Olimpiadi fra 3000 siepi, salto in alto, in lungo e corsa a ostacoli, inseguendo, spesso invano, il mio inaffidabile labrador. Alle spalle, un paio di vite spese fra agenzie di stampa, quotidiani e siti web. Un presente e un futuro ovviamente, tutto da scrivere

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