Sport olimpici

Musetti, cosa succede? Il talento c’è, occorre solo ritrovarlo…

Dopo Buenos Aires, Lorenzo Musetti cade anche a Rio. Non è un momento felicissimo per il tennista italiano. Era andato a Rio de Janeiro con tutto da guadagnare e poco da difendere ma è riuscito a perdere ai sedicesimi di finale dal non irresistibile Jarry, 139 esimo nel ranking mondiale capace di mettere all’angolo l’italiano e di eliminarlo con un secco 6-4, 6-1. Una brutta battuta d’arresto per il ragazzo che è a caccia da troppo tempo di un sorriso.

Immagine | Instagram Lorenzo Musetti

Promessa da mantenere, finché si può

I recenti risultati hanno messo in luce una crisi ormai difficile da nascondere. Eppure la giovane età e il talento lasciano intravedere la possibilità di una carriera ad alti livelli. Il talento, però, da solo non basta a scalare la classifica. Anche perché le due sconfitte dolorosissime in Sudamerica arrivano sul suo terreno di casa. La terra rossa. Un doppio passo indietro considerato che nei precedenti tornei indoor il classe 2002 aveva dimostrato di essere progredito in diversi fondamentali, compreso il servizio, dando l’idea di avviare la trasformazione da giocatore di talento e colpi a tennista di sostanza.

Ansia da prestazione, il nemico da battere

Appare evidente che qualcosa non vada. Musetti da diverso tempo non riesce a far valere la propria classe superiore contro avversari decisamente non alla sua altezza. Quanto basta per pensare a vecchi fantasmi del passato. C’è un elemento che non si può allenare. Il “braccino” il nemico peggiore di ogni tennista. Qualche segnale era arrivato anche qualche mese fa, quando Musetti fu vittima di una crisi d’ansia nella semifinale del torneo di Osaka contro il canadese Aliassime. In quella occasione il ragazzo fu colto da un problema di respirazione che lo aveva portato quasi a lasciare il campo.

Immagine | Envato Elements

Può anche capitare ad un ragazzo in crescita, reduce da una stagione tutto sommato positiva e con le prime pressioni da gestire. E non è stata neanche la prima volta. Anche quando giocava nei tornei juniores e nelle Next Gen Atp finals di Milano il ragazzo ha combattuto contro l’ansia. Il vero avversario da battere, forse, è dunque più mentale che tecnico. Forse a Musetti serve il famoso “clic” che lasci andare via la tensione e renda il ragazzo pienamente consapevole della propria forza. Basta poco, ma serve molto impegno.

Del resto pochi sport, forse nessuno, come il tennis richiede un enorme dispendio di energie nervose. Musetti però ha due grandi alleati: il tempo e il talento. Se riesce a uscire dalla spirale di risultati negativi senza vedere buio dove è solo un po’ nuvoloso, il tennis italiano può ancora contare su un ottimo elemento.

Luigi Pellicone

43 anni, laureato in Lettere Moderne giornalista dal 2007. Da quando la serie A ha deciso di fare a meno del mio talento, ho riversato i miei lampi di classe nella scrittura. Seguo sport e politica sul campo senza soluzione di continuità. Circondato da sole donne in famiglia, mi preparo per le Olimpiadi fra 3000 siepi, salto in alto, in lungo e corsa a ostacoli, inseguendo, spesso invano, il mio inaffidabile labrador. Alle spalle, un paio di vite spese fra agenzie di stampa, quotidiani e siti web. Un presente e un futuro ovviamente, tutto da scrivere

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