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Nazionale, Retegui e gli oriundi: la storia dice che…

Roberto Mancini ha convocato, in vista del doppio impegno contro Inghilterra e Malta, match validi per la qualificazione ai prossimi Europei, Mateo Retegui, attaccante italo argentino che ha immediatamente conquistato il CT in cerca di un centravanti in grado di garantire gol pesanti nelle sfide che contano. La scelta di puntare sugli oriundi, storia alla mano, non è poi così sbagliata. Anzi…

Una tradizione vincente… dal 1934

Spesso chi si è “ritrovato” in maglia azzurra si è rivelato un valore aggiunto. Il primo esempio in tal senso risale alla rosa del 1934, capace di vincere il primo Campionato del Mondo. In quella squadra vi erano ben cinque italiani naturalizzati. Quattro erano di origine argentina (Orsi, Monti, Guaita, Demaria) e uno, Guarisi, brasiliano. É stato proprio Guaita a essere decisivo in quella edizione, andando in gol nella semifinale contro l’Austria e servendo a Schiavio l’assist decisivo per la rete del 2-1 in finale contro la Cecoslovacchia. Quattro anni dopo, complice anche una situazione politica profondamente cambiata, la nazionale italiana è autarchica. Unica eccezione, Michele Andreolo, nome “italianizzato” di Miguel Anger Andriolo, centrocampista del Bologna. Gioca quattro gare in quella competizione, chiusa con il bis mondiale nella finale contro l’Ungheria.

Mauro German CamoranesiMauro German Camoranesi
Immagine | DBA

Alti e bassi prima del XXI secolo

Negli anni ’50, complice la sciagura aerea che si porta via il Grande Torino nella tragedia di Superga nel 1949 e la guerra, che non ha aiutato la nascita di giovani talenti, la nazionale azzurra rimane praticamente monca. Ci si aggrappa nuovamente agli oriundi ma non va benissimo. Schiaffino non bissa le imprese con l’Uruguay nel 1950 e non va meglio neanche a Sivori. L’Italia manca la qualificazione nel 1958 ed esce al primo turno nel 1962. Per ritrovare un giocatore di caratura internazionale, decisivo, nonché nato lontano dalla penisola, occorre spostare le lancette del tempo al 2006. Camoranesi preferisce l’azzurro all’albiceleste: scelta quanto mai azzeccata. 55 presenze e un ruolo da protagonista nella spedizione del 2006 che si chiude con l’Italia sul tetto del mondo per la quarta volta.

Immagine | EPA

Mancini pesca il tris d’assi

Quindici anni dopo il mondo è cambiato, esattamente come le regole di affiliazione dei calciatori con doppio passaporto alle nazionali. In occasione di Euro 2021, gli oriundi sono tre: Emerson Palmieri, Jorginho e Rafa Toloi, tutti e tre protagonisti del miracolo italiano. L’esterno non ha fatto rimpiangere Spinazzola. Il centrocampista centrale è stato fra i migliori interpreti mondiali del ruolo al mondo… per qualche settimana, mentre il difensore dell’Atalanta ha saputo cogliere al volo l’occasione rinunciando al Brasile. Anche in questo caso, scelta rivelatasi quanto mai lungimirante, al di là di ogni possibile esercizio di ottimismo. Resta da capire se anche la scelta Retegui si rivelerà azzeccata. In questo senso, anche i casi negativi non mancano, specialmente negli ultimi sedici metri. Basti pensare al contributo di Osvaldo e Joao Pedro...

Luigi Pellicone

43 anni, laureato in Lettere Moderne giornalista dal 2007. Da quando la serie A ha deciso di fare a meno del mio talento, ho riversato i miei lampi di classe nella scrittura. Seguo sport e politica sul campo senza soluzione di continuità. Circondato da sole donne in famiglia, mi preparo per le Olimpiadi fra 3000 siepi, salto in alto, in lungo e corsa a ostacoli, inseguendo, spesso invano, il mio inaffidabile labrador. Alle spalle, un paio di vite spese fra agenzie di stampa, quotidiani e siti web. Un presente e un futuro ovviamente, tutto da scrivere

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