Ma prima della laurea in fisica, come tempestivamente ricorda Mario Salvini nel suo blog ChePalle, Margherita Hack aveva praticato attivamente lo sport. Durante la sua partecipazione ai Giochi della Gioventù del Littorio come lanciatrice del peso, venne notata da Danilo Innocenti, allenatore della Giglio Rosso, che la invita ad allenarsi con la sua squadra. Nel maggio del 1941, ai Giochi del Littorio si classifica prima sia in salto in alto che in salto in lungo, mentre nel 1942 vince nel salto in alto, ma non gareggia per il salto in lungo. La vittoria nel 1941, nello stadio della sua Firenze, come ricordava la stessa astrofisica qualche anno fa sul Corriere della Sera, le costò anche un giuramento al regime fascista. La allora diciannovenne si allenava sui campi d’atletica del Giglio Rosso il fisico reattivo, caviglie d’acciaio che la portarono al successo. “Avevo finito il liceo e mi ero allenata duramente per quelle gare. Allo stadio c’era tutta la mia città, era un grande onore per me”, raccontava, “A quel tempo i vincitori giuravano lealtà alla patria e al fascismo. Una formula rituale che veniva pronunciata durante la premiazione. Avevo vinto la medaglia d’oro, dovevo giurare anch’ io: lo feci. Un atto di viltà, un compromesso con me stessa”.
“Venni anche convocata nella nazionale di atletica per andare agli europei. Poi arrivò la guerra e finì tutto. Fui l’unica a presentarmi, ma decisi di gareggiare comunque: cento metri, duecento, salto in alto, in lungo. Correvo sola, in un campo deserto..”.
Nel ricordare la sua esperienza da atleta e il ruolo che ebbe nella sua gioventù, nella sua ultima intervista la Hack ricordava “È stata molto importante, soprattutto dal 1940 al 1945. In quel periodo ho vinto per tre volte i Littoriali, i campionati universitari durante il fascismo, e sono arrivata terza in due edizioni dei campionati assoluti. Ma il mio allenamento è sempre stato di tipo casereccio. Avrei potuto fare molto di più e limare i tanti difetti. Ad esempio nel salto in alto staccavo troppo presto e arrivavo all’asticella già in parabola discendente. Un giorno, l’allenatore della nazionale di atletica venne al centro della società Giglio Rosso di Firenze e mi fece ripetere lo stesso movimento di salto per un’ora per tentare di migliorare la tecnica”. Nel salto in alto la sua miglior misura fu di 1.50, nel lungo 5.30
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