L’ex assistente di Jannik Sinner, Umberto Ferrara, rompe il silenzio sulla vicenda Clostebol e racconta cosa è successo
La vicenda che ha coinvolto Jannik Sinner e la sua positività al Clostebol ha scatenato un notevole polverone nel mondo del tennis, alimentando polemiche e speculazioni. Un anno dopo l’accaduto, Umberto Ferrara, ex preparatore atletico di Sinner, ha deciso di rompere il silenzio e rivelare la sua verità in un’intervista che chiarisce aspetti cruciali di una situazione complessa e delicata. Ecco cosa ha detto.
Ferrara, che ha accompagnato Sinner in America, sostiene di aver portato con sé uno spray contenente Clostebol, un prodotto vietato, non per il suo utilizzo diretto su Jannik, ma per ragioni legate a una patologia cronica di cui soffre. “Lo utilizzo da anni in quanto prescritto dal medico specialista quale farmaco di supporto”, ha dichiarato Ferrara. Questa affermazione è fondamentale perché evidenzia come l’ex preparatore non avesse intenzione di violare le regole antidoping, ma piuttosto di prendersi cura della propria salute.
La questione centrale è come questo spray sia finito nelle mani di Giacomo Naldi, il fisioterapista di Sinner. Ferrara chiarisce di non aver mai consegnato direttamente il prodotto a Naldi, ma di avergli suggerito il suo utilizzo per trattare un taglio che rendeva difficile il lavoro del fisioterapista. “Fui molto chiaro nel comunicare a Naldi la natura del prodotto e la necessità che per nessuna ragione dovesse entrare in contatto con Jannik”, ha aggiunto. Questo punto è cruciale, poiché la corretta informazione sulle potenziali conseguenze è fondamentale in un ambiente sportivo altamente regolamentato.
Nonostante le precauzioni, la contaminazione è avvenuta. Ferrara ha appreso della positività di Sinner con incredulità e stupore. “Sentendo parlare di Clostebol, il collegamento con il Trofodermin è stato immediato”, ha detto, dimostrando come la sua reazione immediata sia stata quella di mettere insieme i pezzi di un puzzle che si stava rapidamente complicando. Ha anche fornito prove documentali dell’acquisto dello spray presso una farmacia di Bologna, dimostrando così la sua buona fede.
La situazione ha attirato l’attenzione dell’International Tennis Integrity Agency (ITIA), che ha concluso che “nel caso Sinner non era giustificato perseguire nessuno del suo entourage”, una notizia che ha senza dubbio sollevato un peso considerevole dalle spalle di Ferrara. “Ho trovato molto equilibrate le dichiarazioni e ho apprezzato il fatto che ITIA abbia chiarito di aver fondato le valutazioni sulla base di una consulenza resa da un team legale”, ha commentato Ferrara, evidenziando l’importanza di un processo giuridico corretto e trasparente in situazioni così delicate.
Tuttavia, la vicenda ha avuto un impatto significativo sulla reputazione di Ferrara, che si è sentito demonizzato da una parte dell’opinione pubblica e da alcuni media. “Ho subito un grave danno alla mia reputazione personale e professionale”, ha affermato, sottolineando come le ricostruzioni fantasiose abbiano contribuito a creare un clima di diffidenza nei suoi confronti. Ha dovuto affrontare accuse senza fondamento e commenti superficiali che hanno minato la sua credibilità.
La relazione tra Ferrara e Sinner è stata messa a dura prova dalla vicenda. Ferrara ha elogiato la maturità di Sinner nell’affrontare la situazione, evidenziando come il giovane tennista abbia dimostrato una dedizione e un’etica del lavoro fuori dal comune. “Lavorare con Jannik è stato gratificante e stimolante”, ha detto, mostrando quanto sia doloroso per lui aver dovuto interrompere un rapporto professionale così fruttuoso e promettente.
Attualmente, Ferrara sta seguendo Matteo Berrettini, un altro talento del tennis italiano. Quando gli è stato chiesto se le critiche ricevute da Berrettini per aver scelto di avvalersi della sua collaborazione lo avessero sorpreso, Ferrara ha risposto con fermezza che le critiche provengono da chi ha trattato la sua vicenda con superficialità. Questa affermazione suggerisce che Ferrara non solo è determinato a riprendersi professionalmente, ma anche a dimostrare la sua competenza attraverso il suo lavoro con altri atleti.
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