Perché Sinner ha accettato l’accordo con la WADA sulla sospensione per il caso Clostebol? Scopriamo tutti i retroscena sulla vicenda
Il mondo del tennis è stato fortemente scosso dalla recente squalifica di Jannik Sinner, numero 1 della classifica ATP. Questa sospensione, che terminerà alla mezzanotte del 4 maggio 2025, è stata causata dalla positività al Clostebol, un anabolizzante rilevato nelle sue urine in due occasioni, il 10 e il 18 marzo 2024. La decisione di Jannik Sinner di accettare un accordo con la WADA (l’Agenzia Mondiale Antidoping) ha sollevato diverse polemiche. Secondo il Corriere della Sera, l’accordo è stato raggiunto dopo un processo di mediazione avvenuto a fine gennaio e nei primi giorni di febbraio 2025. Inizialmente, la WADA aveva proposto sanzioni più severe, da uno a due anni di sospensione, ma ha poi riconosciuto le peculiarità del caso di Sinner. Ma vediamo tutti i retroscena.
Come si è arrivati all’accordo con la WADA
James Fitzgerald, portavoce della WADA, ha dichiarato che una squalifica di 12 mesi sarebbe stata inappropriata, considerando le circostanze specifiche. L’articolo 10.8.2 del codice WADA, introdotto nel 2021, affronta situazioni come quella di Sinner, dove le evidenze suggeriscono l’assenza di intenzionalità. Questo articolo consente una certa flessibilità nelle sanzioni, in particolare nei casi in cui la sostanza vietata è stata assunta in quantità minime.
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L’accordo firmato il 14 febbraio 2025 stabilisce una squalifica di soli tre mesi. Sebbene questo risultato soddisfi entrambe le parti, ha lasciato Sinner in una posizione difficile. È emerso che la sostanza vietata era stata portata negli Stati Uniti dall’ex preparatore Umberto Ferrara, il quale l’aveva riposta nel bagno della villa condivisa durante il torneo di Indian Wells. Inoltre, l’ex fisioterapista Giacomo Naldi ha utilizzato la sostanza senza le necessarie precauzioni.
Le responsabilità nel caso di Sinner
La WADA ha chiarito che eventuali responsabilità di Ferrara e Naldi ricadono sotto la giurisdizione dell’Itia (l’agenzia italiana antidoping) o di Nado Italia. Tuttavia, Nado Italia non ha avviato alcun procedimento contro di loro, poiché non è emerso un elemento di intenzionalità che giustificherebbe una sanzione.
Sinner ha iniziato la sua sospensione retrodatata al 9 febbraio 2025. La retrodatazione è stata possibile grazie all’accordo raggiunto, evidenziando l’importanza di una comunicazione chiara tra le parti coinvolte. Nonostante la riduzione della pena, la reputazione sportiva di Sinner ha subito un colpo significativo, e la macchia della squalifica potrebbe avere ripercussioni future sulla sua carriera.
Un dibattito sulla responsabilità degli atleti
Il caso di Sinner ha aperto un dibattito più ampio sulla responsabilità degli atleti e dei loro team. L’articolo 2.9 del regolamento WADA stabilisce che ogni membro dello staff di un atleta deve rispettare le norme antidoping. La responsabilità è condivisa, ma in questo caso, il peso della squalifica grava interamente su Sinner, il quale deve affrontare le conseguenze delle azioni altrui.
Questa situazione ha messo in luce le fragilità del sistema di controllo antidoping e l’importanza di una maggiore educazione riguardo alle sostanze vietate. Molti atleti, in particolare i più giovani, possono trovarsi in situazioni in cui la pressione dei risultati li spinge a fidarsi ciecamente del proprio team senza comprendere i rischi associati all’uso di sostanze dopanti.
In conclusione, il caso di Jannik Sinner potrebbe rappresentare un precedente importante per le future contestazioni riguardanti la responsabilità degli atleti rispetto ai loro team. La sua esperienza funge da monito per altri giovani talenti, sottolineando l’importanza di un approccio critico verso le sostanze e le pratiche proposte dallo staff.