Nel 2001, i Campionati Mondiali si svolgono a Fukuoka e la squadra azzurra è chiamata a confermare la gloria di Sydney mentre Boggiatto cova dentro di sè la sete di rivincita anche perchè da noi è facile mettere addosso delle etichette e qualcuno aveva già deciso che “quel ragazzo patisce gli avvenimenti che contano”. La prima gara che affronta in terra giapponese sono i 200 misti dove Massimiliano Rosolino conferma l’Oro di Olimpia e l’acciughino, così lo chiamano in famiglia per il suo fisico allampanato, chiude al settimo posto. Dentro o fuori, all-in si direbbe adesso che il poker va di moda, ci si gioca tutto nei 400 misti, l’ultimo giorno dei Campionati Mondiali. “E’ bianca, rossa e verde la bandiera che sventola sul pennone più alto della piscina per festeggiare l’ultimo vincitore dei Mondiali”, scriverà John Simon su La Stampa, “L’ha spinta lassù Alessio Boggiatto, un torinese di vent’anni che sembra un grissino, 1,90 per 76 chili. Ma i grissini sull’acqua galleggiano facilmente. Ecco, facilmente: è la parola giusta per dire come Boggiatto ha vinto i 400 misti, togliendo ogni suspence nell’animo dei tifosi quando ha attaccato l’ultima frazione a stile libero, e si è capito a quel punto che non ce n’era più per nessuno. Alessio ha gettato la pelle della pecora, ammesso che l’abbia mai indossata e che non abbia dovuto semplicemente aspettare la logica maturazione, e ha vestito quella del leone. Poi, uscito dall’acqua, è diventato dì nuovo il torinese riservato e per bene: lo intervistavano e sembrava parlasse dei campionati regionali, non di un Mondiale vìnto. ‘Sono contento. Sono un po’ stanco perché è l’ottavo giorno dì gare…». Anzi, il suo primo pensiero forte era in negativo: «Sono ancora incazzato per l’occasione persa nei 200 misti…». Ma proprio in questo sta la sua forza: nella riflessività, nel modo maniacale in cui si prepara, nel perfezionismo che va a ricercare attraverso sedute di allenamento lunghe e attente, 6 giorni la settimana”.
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