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Vite dopo lo sport:   Michele Piccirillo

Michele Piccirillo

STORIE. Trentacinque anni di pugilato fanno parte del passato. Un’altra vita è cominciata per l’ex pugile italiano Michele Piccirillo. Ha ben altro a cui pensare ora. Una breve tregua dai ritmi serrati e al posto dei guantoni un caffè. Nel bar di sua proprietà alle porte di Bari, nel paese natale a Modugno, c’è anche sua moglie, la compagna di vita che lo ha seguito ad ogni incontro. 50 vittorie su 55 rimangono nella storia, ma il presente, da circa cinque anni, è fuori dal ring.

Prima di voltare pagina aveva una palestra in cui allenarsi e insegnare. Il tema tocca note dolenti: “Gli impianti sportivi nel Sud Italia sono inesistenti, come inesistente è la politica cittadina, tutt’altro che propensa ad appoggiare iniziative di questo genere. Vuoi aprire una palestra? Pagatela!”. Per i ragazzi di oggi, troppo dediti al benessere, lo sport, in particolar modo il suo, non rientra nel ventaglio di interessi a cui dedicare il proprio tempo. Eppure Michele è certo che la boxe abbia più di un valore sano da trasmettere: “il rigore, il rispetto per l’avversario, un equilibrio psico-fisico impareggiabili lo contraddistinguono”. Gestire un impianto non è stato semplice, soprattutto perché, senza alcun benefit istituzionale, lo sforzo economico richiesto agli atleti era ingente. Quando poi è giunto alla conclusione di appendere i guantoni, anche il ruolo da insegnante è venuto meno. Ciò che più gli piaceva era fare il commentatore sportivo. Memorabili rimangono i suoi interventi su Italia Uno e Sportitalia. È tramontata anche questa esperienza, ma non traspare nostalgia, né rancore.

“Non ho bisogno del pugilato per vivere” ci ha detto in procinto dei saluti. Libero da qualsiasi costrizione materiale, l’amore, quello vero, perdura oltre l’addio.

 

 

Seguito sin dall’infanzia dal padre Scipione, maestro di Pugilato, Michele Piccirillo ha un record personale sul ring di 50 vittorie, 5 sconfitte e un no-contest. Contro Mc Creesh nel 1997 vince il titolo di campione europeo; nel 1999 batte Alessandro Duran vincendo il titolo di sigla W.B.U. che difenderà contro Duran, Acuna, Coggi, Vasconcel, Randall, Crucce e Murray. Nel 2002 guadagna il titolo di sigla I.B.F. contro Cory Spinks, perdendolo contro lo stesso avversario l’anno successivo. Nel 2005 affronta Ricardo Mayorga a Chicago per il titolo superwelter W.B.C. perdendo per decisione unanime. Nell’anno successivo vince il titolo europeo superwelter contro Konecny. Perde l’ultimo assalto mondiale sempre nei superwelter W.B.C. contro Vernon Forrest in data 1 dicembre 2007 e tenta invano l’europeo della categoria perdendo prima del limite con Jamie Moore nel 2009. (Fonte: Wikipedia)

 

 

Maria Cristina Fraddosio

Son qui da tre ore, a cercar le parole, per dirvi chi sia/Da dove partire … una torre, il mare o un vinile?/Taccio, mi perdo, ricomincio e cancello./Quand’ecco apparire un pallone, al calar della sera orme, lontano, sussurrano al vento poesia

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